Visita all'Abetina di Rosello ( Ch )

Fa sempre un effetto strano costatare come l’uomo si adatti, si abitui alle cose alle situazioni e benché questo sia un aspetto che io conosco bene la sua riscoperta suscita in me, ogni volta, un certo stupore.

Viviamo in campagna e ci sembra di conoscere la natura solo perché il verde ci ha assuefatti. Siamo abituati a vedere il verde e benché fieri di non vivere nel caos della città e del cemento non conosciamo nulla dell’ambiente che ci circonda, non conosciamo i nomi delle essenze vegetali con cui conviviamo e ancor meno degli equilibri dell’ecosistema di cui, anche noi, facciamo parte.

Questa ed altre considerazioni del genere mi sono ritrovato a fare con gli amici dell’associazione "Segni nel Tempo", di cui faccio parte, al termine delle due uscite fatte all’Abetina di Rosello e alla Lecceta di Torino di Sangro.. Adulti e bambini insieme per due pomeriggi a spasso in queste due oasi del WWF alla ricerca di un po’ di frescura, di tranquillità ed anche per offrire ai ragazzi della parrocchia un’alternativa ai pomeriggi passati al mare.

Dopo esserci lasciati alle spalle il cancello d’ingresso dell’Abetina, mi sono sorpreso di come la giovane guida fosse riuscita a catturare l’attenzione dei ragazzi nello spiegare loro le regole del gioco "la tavola dei colori"; raccogliere su di una tavolozza quanti più oggetti potevano, foglie, fiori, stecchi, pietre ecc. ecc. al fine di avere, sulla stessa il maggior numero di colori possibile. Ovviamente, hanno vinto le bambine che con maggiore pazienza e costanza, alla fine avevano sulle loro tavolozze quasi tutto l’arcobaleno mentre i maschi poche foglie secche e fiori appassiti.

Tutti in fila per vedere il Gufo Reale, la Poiana e il Cervo con le sue giovani corna che utilizzerà, quando queste saranno mature, per combattere i suoi rivali nel periodo degli amori e dell’accoppiamento e via su per il sentiero ad osservare e ad ascoltare le spiegazioni. Molto bello è stato osservare, con lo sguardo rivolto verso il cielo, un esemplare di Abete Bianco alto più di trenta metri ed anche osservare, cinque alla volta, dall’osservatorio, dall’alto, la gola alta forse 50 metri, e ascoltare il fiume ……….. che vi scorre all’interno.

L’ultimo tratto di sentiero lo abbiamo percorso con uno specchietto sotto al naso grazie al quale siamo potuti stare per un po’ "con la testa tra le chiome". E’ stato divertente osservare le varie forme che le chiome assumevano contro il cielo azzurro e limpido.

Al ritorno a casa uno strano silenzio pervadeva il bus a significare, credo, che i ragazzi erano esausti e che avevano le batterie completamente scariche.

a cura di   Marco Terrei                                  Guarda le foto ------>