Passeggiata al Lecceto Di Torino di Sangro
La visita al bosco di Torino di Sangro ci ha permesso di conoscere un relitto di bosco di macchia mediterranea scampato, stranamente, alla scomparsa e alla sua distruzione per mano dell’uomo, ovviamente, si è salvato, probabilmente, solo perché ha rappresentato per le comunità locali un gran deposito di legna e di asparagi, che qui si possono trovare in quantità. Ora questa specie è protetta e all’interno dell’area è vietata la sua raccolta.
Appena lasciata la strada maestra ci siamo immessi in uno stretto sentiero dove a causa della vegetazione foltissima siamo stati costretti a camminare uno dietro l’altro passando tra grossi cespugli di Canne di Plinio e Ginestrelle, Aceri e Straccia Brache. Arrivati, anche qui, sull’osservatorio abbiamo potuto vedere un panorama splendido, in un unico colpo d’occhio la costa da Ortona al faro di Punta Penne e alle spalle, il fiume Sangro, con la sua lunga valle, su fino alla Maiella. Poi di nuovo lungo il percorso e scoprire che nello stesso bosco trovano posto il Cerro, la Roverella e il Leccio, tre piante della famiglia delle querce.
Lo stupore, la meraviglia e la contentezza hanno raggiunto l’apice, tra i bambini, con il ritrovamento di una piuma di Ghiandaia; le strisce bianche , nere e blu elettriche sullo sfondo nocciola hanno aiutato la guida ad individuarne la proprietaria. Una breve pausa nell’area pic-nic, per riposare le gambe, e poi su per il ripido sentiero che ci ha condotti al cimitero canadese passando per l’orto botanico e dare un ultima occhiata a quasi tutte le essenze trovate nel bosco; Lentischi, Oleandri, Ginepri, Mirti, Corbezzoli, Ligustri, Sanguinelle, Cisto Giallo e Rosso e via via Lecci, Caprifogli e Ginestre.
Per finire una lunga passeggiata per arrivare alle auto con le quali abbiamo fatto ritorno alle nostre case e alla nostra vita.
Due pomeriggi vissuti in modo intenso e spensierato che mi hanno lasciato, però, un pizzico di amarezza dovuta al fatto che ho dovuto costatare che, purtroppo, noi adulti, non riusciamo più, come quando eravamo bambini, a meravigliarci e a stupirci delle cose semplici ecco perché nutro, nel cuore, la speranza che se sapremo educare bene i nostri figli , forse, loro sapranno essere migliori.
a cura di Marco Terrei Guarda le Foto------>